Fare un sogno che ha fatto anche qualcun’altro, ti è mai capitato? È un’esperienza che lascia un senso di stupore, come se due menti avessero sfiorato lo stesso spazio onirico. Si tratta di sogni condivisi, dobbiamo crederci o è una suggestione collettiva?
Quello dei sogni condivisi è un fenomeno antico quanto l’umanità. Culture lontanissime tra loro raccontano di sogni “gemelli”, visioni notturne che sembrano sincronizzarsi tra persone legate da affetto, sangue o destino. Questo ha alimentato per secoli l’idea che le menti possano essere più connesse di quanto la scienza sia disposta ad ammettere.
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Un sogno condiviso con qualcun’altro
C’è chi racconta di essersi svegliato nel cuore della notte con il ricordo netto di un sogno inquietante…per scoprire poco dopo che lo stesso sogno lo ha fatto anche un altro membro della famiglia, un amico o un conoscente. I tratti caratteristici dei sogni condivisi possono essere un evento, un simbolo o una stanza. Quando si scopre che qualcuno ha fatto il tuo stesso sogno, si resta abbastanza disorientati, specialmente se la trama del sogno non ha nulla a che vedere con argomenti trattati e discussi di recente. Vuol dire che due menti, separate e indipendenti, sono riuscite nella stessa notte ad avere una condivisione mentale e sognare la stessa cosa? Vediamo cos’è un sogno condiviso.
Cosa sono i sogni condivisi
Quando parliamo di sogni condivisi ci riferiamo a quei sogni, molto simili o identici, che due o più persone hanno vissuto nello stesso momento. Il sogno condiviso ha, infatti, le seguenti caratteristiche:
- Temporale: si svolge nello stesso momento o nella stessa notte
- Elementi comuni: luoghi, simboli, emozioni, messaggi, personaggi
- Nessun riferimento: i soggetti, prima del sogno, non hanno parlato di un determinato argomento, luogo o persona
Tra chi può verificarsi un sogno condiviso?
In base agli studi, i sogni condivisi possono accadere ad amici o coppie, ai membri della stessa famiglia, ai gemelli, ma anche a persone all’interno di gruppi meditativi, spirituali o presenti in luoghi ad alta energia, come monasteri, villaggi abbandonati e siti sacri. Un esempio? Leggi l’articolo su cosa succede a Rosazza.
Dalla parte della psicologia
La psicologia fortunatamente ha sempre delle risposte a questi quesiti e, spesso, è molto più razionale di chi vorrebbe vedere nel fenomeno dei sogni condivisi un’ipotetica connessione mentale capace di sincronizzare i pensieri e, di conseguenza, i sogni. Sebbene escluda una condivisione mentale, la psicologia propone ipotesi di tutto rispetto:
Sincronicità
Coincidenze significative tra eventi interiori e fatti esteriori, non spiegabili causalmente. Due persone sognano la stessa cosa perché sono connesse da uno stesso simbolo archetipico (Jung, 1968).
Inconscio collettivo
Sempre secondo Jung, tutti condividiamo una memoria dell’umanità, fatta di simboli, storie, paure e immagini universali. Alcuni sogni emergono da lì e possono affiorare in più menti contemporaneamente (Jung, 1968).
Risonanza emotiva
Inconsapevolmente, due persone che vivono vicine e condividono gli stessi stati emotivi, possono produrre sogni con elementi paralleli, come i sogni condivisi.
Un contributo fondamentale è quello proposto da Hartmann, secondo il quale persone molto legate emotivamente tendono a produrre sogni simili. Lo stesso si può dire per eventi condivisi (o stress comuni) che possono generare contenuti onirici paralleli. (Hartmann, 1996).
Dalla parte della teoria esoterica
Ci sono invece molte tradizioni che sostengono l’ipotesi di una rete psichica, o campo di coscienza condivisa, che include:
- Viaggi astrali collettivi durante la fase del sonno
- Incontri onirici tra anime affini
- Sogni profetici condivisi da gruppi prima di eventi importanti
- Visioni indotte da luoghi ad alta energia, come siti sacri e storici
Qual è la verità?
La scienza non ha ancora prove certe del fenomeno ma, allo stesso tempo, non è in grado di spiegarlo del tutto. Dunque, qual è la verità sui sogni condivisi? Possiamo concludere riferendo alcune ipotesi, tra le più razionali, che parlano di:
- Memoria selettiva: nel senso che tendiamo a ricordare solo i sogni simili, scartando quelli diversi
- Autosuggestione postuma: quando ascoltiamo il racconto di un sogno altrui, in qualche modo ci suggestioniamo nel ricostruirne uno simile
- Ambienti e stimoli comuni: le azioni che compiamo insieme, come dormire nello stesso luogo, possono influenzare sogni simili
A proposito di stimoli e ambienti comuni, possiamo riprendere gli esperimenti di “dream sharing” di Ullman, che dimostrano come gruppi che condividono esperienze emotive possono avere sogni sorprendentemente simili. (Ullman, 1970).
Questo fenomeno ci ricorda di quanto la mente umana sia ancora più misteriosa di quanto crediamo. Forse si tratta di semplici indizi che ci suggeriscono la presenza di uno stato profondo che ci unisce tutti, al di là dello spazio e del tempo, che ogni tanto riusciamo a toccare.
Psicomisteri: oltre il singolo fenomeno
Questo articolo fa parte della sezione Psicomisteri, uno spazio dedicato ai fenomeni in cui la mente incontra l’inspiegabile: esperienze interiori, luoghi che trasformano la percezione e misteri della coscienza.
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Riferimenti:
Jung, C. G. (1968). The archetypes and the collective unconscious. Princeton University Press.
Hartmann, E. (1996). Who develops PTSD nightmares and who doesn’t. Dreaming, 6(1), 1–10.
Ullman, M., & Krippner, S. (1970). Dream studies and telepathy: An experimental approach. Parapsychology Foundation.


