Albenga è una città che vive in superficie, tra i vicoli medievali del borgo e le torri che sfidano il cielo. Siamo in provincia di Savona per scoprire la città più antica, quella nascosta sotto i passi distratti dei visitatori. È l’antica Albingaunum, l’ombra potente dell’Albenga romana, una colonia strategica dell’Impero affacciata sul mare e attraversata dalla via Iulia Augusta.
Camminare tra i suoi resti significa entrare in un tempo sospeso: mosaici che raccontano storie dimenticate, fondamenta che custodiscono secoli di vita quotidiana, pietre che hanno visto soldati, mercanti e senatori. Qui Roma non è solo un ricordo scolastico, ma una presenza silenziosa che ancora vibra sotto il centro storico e sulle prime alture della collina che si affaccia sul mare.

Ed è proprio dalla collina che guarda il mare di fronte all’Isola Gallinara, che affiorano le tracce più silenziose dell’antica Albingaunum romana e da dove iniziamo la nostra visita alle rovine dell’antica Albenga. La posizione, appena fuori dal centro mevievale, non è casuale. Da qui lo sguardo domina la costa e controlla il mare, che rappresentava sia una risorsa economica che una possibile minaccia. Un luogo strategico e, allo stesso tempo, simbolico dove il tempo sembra rallentare.


Non si tratta di rovine monumentali che si impongono per la loro maestosità, ma resti che richiamano attenzione: frammenti di murature, resti di monumenti funerari e testimonianze di ville e strutture rurali sorte lungo la via di accesso alla città.


Percorrere questo sentiero non è solo una passeggiata archeologica, ma un’esperienza altrettanto suggestiva, soprattutto quando lo sguardo abbraccia il mare e l’isola è lì, immobile e silenziosa. È difficile non pensare che anche i Romani, duemila anni fa, osservassero lo stesso orizzonte.
Salita alla Torre
Lasciata la collina, ci incamminiamo verso il cuore del borgo medievale di Albenga e la prima struttura che incontriamo è il Fortino Genovese, costruito dalla Repubblica di Genova per proteggere la città dalle incursioni dei pirati turchi.

Una volta raggiunto il centro storico, il paesaggio cambia ma il passato resta intatto con le strade lastricate, i palazzi antichi e scorci inattesi. È facile immaginare mercanti, botteghe e nobili passeggiare per queste strade. Una sensazione che si fa via via più forte avvicinandosi alle sue torri, alla Cattedrale di San Michele Arcangelo e alla suggestiva piazza dei Leoni, proprio accanto al battistero paleocristiano.


Come ci ricorda la guida, stiamo camminando su una città sopraelevata, quella più moderna, che è stata costruita sopra le fondamenta di quella romana. Una stratificazione che si percepisce benissimo al battistero, che si trova come affossato sotto il piano stradale. Decidiamo di cambiare prospettiva e di salire su una delle due torri. Man mano che si sale, il panorama si apre lentamente sui tetti del borgo e sulla piana che si estende verso l’entroterra. Guardando verso il mare, invece, si stenta a credere che durante il Medioevo le onde arrivassero molto più vicino alla città di quanto non accada oggi.
Giunti in cima alla torre, una piccola sorpresa che ci era sfuggita osservando la piazza: ognuna delle due torri, che quasi si toccano, ha una propria campana. Una di esse rappresentava l’autorità civile e l’altra, quella della cattedrale, rappresentava il potere religioso.
Curiosità
Una delle sorprese più interessanti per gli amanti di storia e di archeologia arriva proprio dal vicino fiume Centa. È nel suo letto, infatti, che sono venuti alla luce importanti reperti di epoca romana, come il complesso monumentale delle terme romane (risalenti alla fine del I secolo d,C.), i resti di un antico approdo portuale e i resti di una chiesa paleocristiana.
Dal mare, invece, provengono i relitti di antiche navi romane, che hanno rappresentato un’importante scoperta per quanto riguarda l’archeologia subacquea. Si tratta di un’imbarcazione da carico, una grande nave commerciale lunga circa 40 metri, affondata tra il 100 e il 90 a.C. durante una tempesta nelle acque di fronte ad Albenga. Il relitto si trova oggi a circa 40-42 metri di profondità a circa 1 miglio dalla costa. La scoperta del relitto e del suo carico si deve a un pescatore locale, che nel 1925 recuperò nelle reti tre antofe. Da lì il recupero di una quantità di anfore vinarie e vasellame in ceramica. Il secondo relitto di nave romana, lungo circa 25 metri, fu individuato nel 2003 dai Carabinieri Subacquei a circa 50 metri di profondità. I reperti archeologici oggi sono custoditi presso il Museo Navale Romano di Albenga.

