La scomparsa del volo Malaysia Airlines MH370 è stata l’inizio di uno dei più grandi misteri dell’aviazione contemporanea. È difficile credere che una simile tragedia possa accadere oggi, eppure un aereo con 239 persone a bordo è svanito nel nulla. Purtroppo, anni di ricerche e di ipotesi non hanno permesso di chiarire cosa sia accaduto al Boeing 777, e le famiglie dei passeggeri attendono ancora una risposta.
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La partenza del volo MH370
Il Boeing 777 della Malaysia Airlines opera una rotta di collegamento tra l’aeroporto di Kuala Lumpur (Malaysia) e l’aeroporto di Pechino (Cina). È la notte dell’8 marzo 2014 e il volo MH370 è sulla pista dell’aeroporto internazionale di Kuala Lumpur pronto per il decollo. Alle ore 00:42, l’aereo si stacca da terra e inizia la salita fino alla quota prevista. Si tratta di un volo di routine della durata di circa 5 ore e 30 minuti. Le condizioni meteo sono ottimali e l’aeromobile è stato rifornito di carburante necessario per continuare a volare anche oltre la sua destinazione. A bordo ci sono in totale 239 persone, 227 passeggeri e 12 membri dell’equipaggio, tra cui il comandante Zaharie Ahmad Shah (53 anni, 18.300 ore di volo) e il primo ufficiale Fariq Abdul Hamid (27 anni, al suo ultimo ciclo di addestramento).
L’aereo scompare dai radar
Dopo nemmeno un’ora dal decollo, il volo MH370 sorvola il Mar Cinese Meridionale e ha un ultimo contatto con il controllo del traffico aereo di Kuara Lumpur, poco prima di entrare nello spazio aereo vietnamita. Alla comunicazione che lo invita a mettersi in contatto con il traffico aereo di Ho Chi Minh, il comandante del volo MH370 risponde: “Good night, Malaysian three seven zero“. Parole destinate a diventare l’ultima traccia certa di quel volo.
Sono le 01:19 e questo è l’ultimo contatto con il Boeing 777. Subito dopo, il transponder smette di trasmettere e l’aereo scompare dai radar civili. Da quel momento in poi, il destino del volo MH370 diventa un mistero.
Il mancato arrivo a Pechino
All’aeroporto di Pechino, centinaia di persone sono in attesa dell’arrivo del volo MH370, ma il Boeing 777 viene cancellato dal tabellone degli arrivi. Nelle ore successive, mentre le famiglie attendono notizie, iniziano le prime ricerche nel Mar Cinese Meridionale, ma non emerge nulla. Nessun segnale di emergenza, nessun relitto, nessuna traccia. Con il passare dei giorni, la frustrazione cresce: le squadre di soccorso allargano l’area di ricerca, ma ogni sforzo sembra inutile.
Più passano le ore, più le notizie diventavano confuse e prive di fondamento. Mentre il mondo intero si interroga su come un aereo moderno possa sparire senza lasciare indizi, centinaia di famiglie restano intrappolate in un limbo fatto di attesa, speranza e dolore. A questo punto il volo MH370 entra nella storia come uno dei più grandi e dolorosi enigmi dell’aviazione.
Le ipotesi sulla scomparsa del volo MH370
Con il passare delle settimane, la scomparsa del volo MH370 diventa un enigma che alimenta dubbi, sospetti e teorie di ogni tipo. I governi coinvolti avviano la più vasta operazione di ricerca mai tentata nella storia dell’aviazione, concentrandosi prima nel Mar Cinese Meridionale e poi, dopo l’analisi dei dati satellitari, nelle remote distese dell’Oceano Indiano meridionale. Ma i risultati sono sempre gli stessi: nessuna traccia. Gli investigatori si trovano davanti a un mosaico incompleto. L’ipotesi di un guasto tecnico appare fragile: un’avaria avrebbe lasciato segnali d’emergenza, mai registrati. C’è chi parla di un dirottamento, forse orchestrato da passeggeri o dallo stesso equipaggio, ma anche questa teoria si scontra con l’assenza di rivendicazioni e con la difficoltà di nascondere un velivolo di quelle dimensioni.
Un’altra possibilità, più cupa, ipotizza un atto deliberato da parte del comandante o del copilota, che avrebbe deviato la rotta volontariamente, portando l’aereo lontano dalle rotte commerciali fino a consumare il carburante in pieno oceano. È un’ipotesi che lascia sgomenti, ma che molti investigatori non hanno mai escluso del tutto. Nel frattempo, sorgono voci di coperture militari e di zone di interdizione aerea: secondo alcune ricostruzioni, l’aereo potrebbe aver attraversato aree sensibili, venendo abbattuto o “silenziato” per motivi mai chiariti.
Le ricerche
Le prime ricerche rivelano che dopo la scomparsa, il volo MH370 ha continuato ad essere tracciato dai radar militari per circa un’ora, e che lo stesso ha fatto una deviazione di rotta verso ovest. L’ultima rilevazione dei radar militari si interrompe a circa 200 miglia a nordovest dell’Isola malese di Penang, facendo ipotizzare il punto di possibile incidente nell’Oceano Indiano meridionale. Tra il 2015 e il 2016, sulle coste dell”isola di Reunion e al largo delle coste del Madagascar, vengono rinvenuti alcuni detriti marini, confermati per essere “probabilmente” parti dell’aeromobile della Malaysia Airlines. Le ricerche, estese in un’area di centinaia di chilometri quadrati, non localizzano nessun relitto e l’attività viene sospesa a gennaio 2017. Una seconda ricerca, da parte della società americana dell’Ocean Infinity, inizia a gennaio 2018 e termina dopo circa sei mesi senza successo.
Oggi, a più di dieci anni da quella notte, le sorti del volo MH370 restano un mistero. Le indagini non hanno fornito risposte ma, al contrario, hanno sollevato più domande. Per i familiari, l’assenza di certezze è la ferita più dolorosa: un’attesa interminabile che non conosce consolazione. Per il mondo intero, invece, il caso MH370 è diventato simbolo di quanto fragile possano essere anche le tecnologie più avanzate.
La scomparsa del volo MH370 ha portato all’attenzione la fragilità del tracciamento degli aeromobili e dei registratori di volo, nonché la durata limitata della batteria dei localizzatori subacquei. La ICAO (Organizzazione internazionale dell’aviazione civile) ha adottato nuovi standard per la segnalazione della posizione degli aeromobili in mare aperto e per l’estensione dei tempi di registrazione per i registratori vocali della cabina di pilotaggio. Dal 2020, i nuovi aeromobili dispongono di modalità di recupero dei registratori di volo prima che il velivolo si inabissi.


