Il castello di Bardi non ha bisogno di presentazioni, e ne abbiamo già parlato raccontando la nostra visita serale. Questa volta, però, siamo tornati non solo come Vacanze nel Mistero, ma come parte del team operativo del gruppo E.P.A.S., di cui facciamo parte. Questo ci ha permesso di vivere il castello da una prospettiva completamente diversa, partecipando a una serata di ricerca: la nostra prima indagine notturna in un castello.
È stata una notte indimenticabile, il buio avvolgeva le stanze, gli antichi oggetti emergevano appena nella penombra, e le torce illuminavano a tratti scorci di mura secolari e frammenti di storia. Un’atmosfera sospesa tra realtà e suggestione, difficile da descrivere a chi non l’ha vissuta.
Ma ciò che ha reso speciale questa esperienza non è stata soltanto l’adrenalina dell’indagine. Il valore più grande è stato quello umano: condividere questa avventura con gli altri membri del gruppo E.P.A.S. ci ha permesso di conoscerci meglio, creare nuove amicizie e scoprire persone con cui è nato fin da subito un bellissimo affiatamento. È proprio questo spirito di squadra, fatto di collaborazione, passione e rispetto, a rendere l’esperienza davvero significativa.
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L’arrivo al castello
Siamo arrivati al castello nel pomeriggio, quando il sole ancora illuminava le antiche mura e il borgo era pieno di vita. Le vie brulicavano di turisti, i negozi erano aperti, le famiglie passeggiavano tra i vicoli. Il castello appariva come una maestosa testimonianza della storia, ammirata da decine di visitatori. Era difficile immaginare che, poche ore dopo, quello stesso luogo avrebbe cambiato completamente volto, con le antiche mura avvolte dall’oscurità. Dopo aver trasportato l’attrezzatura necessaria, abbiamo conosciuto Gianni, il responsabile delle visite guidate, che ci ha intrattenuto con i suoi racconti durante la cena. L’atmosfera era rilassata ma carica di aspettativa.


Una cena tra amici
Prima dell’arrivo dei visitatori abbiamo cenato tutti insieme. È stata un’occasione preziosa per conoscere anche un altro gruppo di ricerca presente alla serata, scambiando esperienze e raccontando episodi curiosi. Questi momenti di convivialità fanno parte dell’esperienza tanto quanto le ore trascorse all’interno del castello.
L’incontro con il pubblico
Rientrati tra le mura, sono arrivati i partecipanti della visita guidata serale dedicata ai misteri e alle leggende del castello. Prima dell’inizio della visita, il nostro vice presidente ha presentato il team di E.P.A.S. e spiegato il metodo di indagine. Molti visitatori erano visibilmente emozionati all’idea di vedere dal vivo gli strumenti ed è stato molto interessante osservare la curiosità del pubblico durante il percorso di visita.
La prima tappa è stata la ghiacciaia, un ambiente angusto, dove il pubblico si è stretto per ascoltare i racconti e assistere alle dimostrazioni pratiche circa l’utilizzo degli strumenti. Pipistrelli volavano sopra le nostre teste, ma nessuno sembrava disturbato. Qui sono accaduti due episodi insoliti: un tocco freddo sul braccio, improvviso e leggero, e nello stesso istante la telecamera si è completamente scaricata, nonostante fosse appena stata caricata.
Tra tutti gli ambienti del castello, la sala delle torture è forse quello più suggestivo. Durante la nostra precedente visita avevamo provato una sensazione spiacevole, giramento di testa e nausea, tanto da dover uscire. Anche questa volta una ragazza tra i visitatori si è avvicinata e ha chiesto se la sensazione che aveva provato potesse essere legata all’energia dell’ambiente.
Quando il castello torna nel silenzio
Terminata la visita, il pubblico ha lasciato il maniero. Quando il grande cancello di ferro si è chiuso, il castello di Bardi è ripiombato nel silenzio. È allora che è iniziata la parte più intensa della serata. Ogni ambiente ha cambiato forma, diventando più austero e misterioso man mano che l’oscurità avvolgeva ogni cosa.
Dopo una pausa ci siamo soffermati nella Taverna dei Soldati, un grande salone arredato con tavoli e panche in legno, utilizzato per eventi e cene medievali. Il silenzio era totale e le ombre riflesse sulle pareti creavano un’atmosfera sospesa mentre nel buio venivano fatte le domande di rito.

Poi ci siamo spostati ai piedi della torre, dove secondo la leggenda, si è tolta la vita la giovane Soleste. Anche qui l’atmosfera era intensa, con il buio che ci circondava e il rumore dei nostri passi sull’erba. Rientrati nel castello abbiamo affrontato nel più completo silenzio la lunga scala a chiocciola fino alla sommità del Mastio, dove ci siamo soffermati per lungo tempo.

Vacanze nel mistero
Raggiungere la cima è stato uno dei momenti più forti della notte. Il castello sembrava sospeso nel tempo. Il buio era totale, interrotto solo dalle luci del paese che brillavano nella valle. Un vento fresco soffiava lungo le mura, rendendo tutto ancora più suggestivo. Per qualche istante siamo rimasti in silenzio, consapevoli di vivere un momento irripetibile. Guardando di sotto si percepiva tutta la maestosità del castello e, allo stesso tempo, una leggera inquietudine. Sapere di trovarsi nello stesso luogo che da secoli è al centro di leggende e racconti contribuiva a rendere ogni rumore, ogni ombra e ogni folata di vento ancora più intensa.
Il quadro di Moroello
Una volta scesi dalla torre ci siamo soffermati a lungo di fronte al quadro con la fotografia di Moroello. Qui sono accaduti altri episodi insoliti: un sospiro alle nostre spalle, udito da tutti, e un colpo contro la parete dopo una domanda diretta. Alla richiesta di ripetere il gesto, però, il silenzio è tornato tra noi.


Verso le 4.30 eravamo sfiniti e abbiamo lasciato il gruppo, che ha proseguito le ricerche. Abbiamo dormito in una soffitta, a fianco del Museo della Civiltà Valligiana, affacciata sulla Piazza d’Armi. Nonostante nel pomeriggio l’idea di dormire nel castello ci inquietasse, la stanchezza ha avuto la meglio: nessun rumore, nessun passo scricchiolante, solo un meritato riposo.
Le prime luci dell’alba sul castello
Dopo poche ore di sonno, la luce del mattino filtrava attraverso le travi della soffitta, portando con sé la sensazione che il castello stesse lentamente tornando alla vita. Le mura, che poche ore prima sembravano immobili e avvolte nel mistero, ora respiravano di nuovo illuminate dai raggi del sole. Da una grande finestra aperta si poteva respirare l’aria fresca del mattino che entrava decisa, portando l’odore della pietra. Una brezza leggera e rigenerante sfiorava il viso e trasmetteva una sensazione di pace e tranquillità difficile da descrivere.


Il castello, che poche ore prima era custode di ombre, leggende e attese, si stava lentamente risvegliando e tornava a essere ciò che è ogni giorno: un luogo vivo, vibrante, profondamente umano. La notte è stata intensa, ricca di emozioni e di domande, ma quel risveglio aveva qualcosa di rassicurante: la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza unica, e allo stesso tempo la certezza che il castello, con i suoi misteri, sarà lì ad aspettarci ancora.

