Un terribile caso di cronaca del 1945: i cinque figli di una famiglia di Fayetteville (Stati Uniti) svaniscono nel nulla durante un incendio nella loro casa. Che fine hanno fatto i cinque ragazzi? I corpi non furono mai trovati né in casa, una volta spente le fiamme, né in nessun altro luogo. Dopo settant’anni, il caso dei 5 figli della famiglia Sodder resta uno dei misteri più fitti della storia.
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24 dicembre 1945
Immaginate un’allegra e numerosa famiglia americana alle prese con gli ultimi preparativi della Vigilia di Natale, un sottofondo musicale e i regali sotto l’albero, pronti per essere aperti. Tutto a un tratto il destino della famiglia Sodder prende una piega del tutto inaspettata e drammatica: nell’abitazione di Fayetteville scoppia un incendio, che porterà all’apparente morte di 5 dei dieci figli della coppia.
Gli antefatti alla tragedia
Nei giorni precedenti l’accaduto, successe qualcosa che fece ipotizzare la teoria dell’incendio doloso, con lo scopo di simulare la morte dei ragazzi. A credere fermamente a questa ipotesi furono i superstiti della famiglia Sodder e, successivamente, anche i loro discendenti, che non riuscirono mai a scoprire cosa sia successo davvero ai 5 figli della famiglia Sodder.
Conosciamo meglio la famiglia Sodder
George Sodder, alias Giorgio Soddu, nacque a Tula (Sardegna) nel 1895. Emigrò negli Stati Uniti a tredici anni e lavorò in diversi ambiti: le ferrovie della Pennsylvania, come autista a Smithers (West Virginia) e, in seguito, aprì una propria compagnia di autotrasporti. George si sposò nel 1922 con Jennie Cipriani, anch’essa emigrata dall’Italia nell’infanzia e figlia di un negoziante di Smithers. La famiglia Sodder ebbe dieci figli, il primo nato nel 1923 e l’ultima nel 1942. La coppia si stabilì a pochi chilometri dal paese di Fayetteville, luogo composto in gran parte da immigrati italiani e, in breve, l’attività di famiglia ebbe fortuna. Tuttavia George aveva le sue idee un po’ strambe e, spesso, si trovava in conflitto con la comunità italo americana. Le sue opinioni gli procurarono alcuni scontri: pochi mesi prima, un assicuratore uscì da casa Sodder minacciando che la casa sarebbe andata in fumo. In un’altra occasione, si avvicinò un uomo in cerca di lavoro, ma anche quest’ultimo se ne andò avvertendo di un possibile incendio alla casa. Coincidenze? George rimase stupito dall’accaduto, ma si sentiva rassicurato dal fatto che l’impianto elettrico fosse appena stato rifatto. Forse ignorava il fatto che, nelle settimane antecedenti, alcuni dei suoi figli più grandi avessero notato una macchina parcheggiata lungo la strada principale, che sembrava in osservazione dei figli più piccoli.
Dopo la tragedia
L’incendio distrusse completamente la casa dei Sodder e i pompieri, una volta domate le fiamme, trovarono solo cenere: nessun corpo, nessuna traccia dei ragazzi scomparsi. Secondo un altro rapporto, invece, qualcosa fu ritrovato ma si decise di non informare la famiglia, già distrutta dal dolore. Questa teoria si pose subito in secondo piano, a causa del sospetto che la perlustrazione dei Vigili del fuoco fu molto sommaria. Di fatto, i coniugi Sodder si trovarono con 5 figli svaniti nel nulla e senza una spiegazione plausibile.
Le autorità disposero nuovi accertamenti nei giorni successivi, ma la famiglia Sodder non attese e decise di scavare il terreno e renderlo un giardino commemorativo in memoria dei bambini scomparsi. Così anche le eventuali tracce presenti sul luogo dell’incendio andarono perdute.
L’inchiesta
Le cause dell’incendio furono attribuite a un cablaggio difettoso dell’impianto elettrico, nel frattempo il 2 gennaio 1946 si svolsero i funerali, ma i coniugi Sodder non parteciparono, erano troppo scossi. Così presenziarono i figli superstiti.
La confusione regnava sovrana in quei giorni, tanto che persino il giornale locale si contraddisse affermando che tutti i corpi erano stati ritrovati, poi correggendo la notizia scrivendo che solo la parte di un corpo era stata ritrovata. I Sodder iniziarono ad avere forti dubbi sulle spiegazioni date dai resoconti ufficiali, in particolare sull’ipotesi del guasto elettrico. Ricordavano bene che, durante l’incendio, le luci di Natale erano tutte accese. C’è un’altra anomalia che i Sodder non riuscivano a spiegarsi: come mai la scala in legno, che avrebbe permesso di raggiungere i bambini che si trovavano in soffitta, non era al solito posto, ma fu ritrovata nel terreno a circa venti metri dalla casa? Chi l’aveva portata laggiù? Come mai la linea telefonica non era stata distrutta dall’incendio, ma risultò tagliata? In seguito fu identificato un uomo, che ammise di aver rubato un paranco dalla proprietà e di aver tagliato la linea telefonica, pensando che si trattasse di una linea elettrica. Giurò però di non avere niente a che fare con l’incendio. Fatto ancora più singolare, è che non esiste nessuna registrazione sull’identificazione del sospettato e nessun motivo per cui l’uomo avrebbe dovuto compiere quel gesto. La stessa Jennie Sodder affermò che, nel caso la linea elettrica fosse stata tagliata, nessuno di loro sarebbe riuscito a uscire di casa.
I dubbi della famiglia Sodder
I coniugi Sodder non accettarono mai le traballanti spiegazioni ufficiali, a partire dal taglio della linea elettrica. Ma soprattutto, non credevano al fatto che i corpi dei bambini fossero stati distrutti completamente. Infatti, secondo Jennie erano rimaste tracce di quasi tutti gli elettrodomestici della casa, la stessa aveva confrontato l’episodio con un altro incendio accaduto nella zona e, in quel caso, i corpi delle vittime erano stati recuperati. In autonomia, Jennie provò a bruciare delle ossa di animali e nessuna venne bruciata completamente dalle fiamme.
Nonostante tutto, i Sodder continuarono la loro vita, occupandosi del giardino, nel quale Jennie piantava continuamente nuovi fiori. La convinzione che i loro figli fossero ancora vivi, però, non la abbandonò mai. Nel 1946 nuovi sviluppi dell’indagine fecero emergere le prove che l’incendio fosse stato appiccato intenzionalmente: l’autista di un autobus disse di aver visto delle persone lanciare qualcosa sul tetto di casa Sodder la sera della Vigilia di Natale. Jennie ricordò che quella sera aveva sentito qualcosa cadere sul tetto e, quando la neve si era sciolta, era stata ritrovata nei cespugli un oggetto di gomma.
A questo punto si fecero avanti anche dei testimoni, in particolare una donna che aveva guardato l’incendio dalla strada e disse di aver visto i bambini a bordo di un’auto che era passata di fronte alla casa in fiamme. A questo punto, i Sodder assunsero un investigatore privato, Tinsley. Quest’ultimo scoprì che l’assicuratore che aveva avuto lo scontro con George era stato parte della giuria che aveva dichiarato l’incendio come “incidente”.
Un giorno George vide su una rivista la foto di un gruppo di ballerine di New York e, tra queste, riconobbe il volto di sua figlia Betty. Si precipitò sul posto, ma non gli permisero di incontrare la ragazza. Durante l’estate 1949, George contattò Oscar Hunter, un patologo di Washington, per una nuova analisi del terreno dove si era consumato l’incendio. In questa occasione, furono ritrovati alcuni oggetti appartenuti alla famiglia, come un dizionario, e alcune monete. La terra restituì anche dei frammenti di ossa, poi dichiarati resti di vertebre umane, ma gli stessi non avevano nessun segno di esposizione alle fiamme.
Le indagini proseguirono fino al 1950, ma in seguito sia il governatore che il sovrintendente della polizia statale, WE Burchett, dissero ai Sodder che non c’era speranza che il caso fosse risolto, quindi chiusero ufficialmente le indagini.
Da allora, i figli e in seguito i nipoti dei Sodder proseguirono nelle indagini privatamente ma senza arrivare a nulla di fatto. Sylvia Sodder, all’epoca la più giovane dei fratelli sopravvissuti, continuò a credere che i suoi fratelli non fossero morti nell’incendio e fece di tutto per ritrovarli. Nel 2022, il caso è stato ripreso e analizzato in un episodio di History’s Greatest Mysteries su History Channel.


