Castelvecchio di Roccabarbena

Castelvecchio di Roccabarbena si trova nella piccola e omonima frazione ligure in Val Neva. Si tratta di un’antica struttura privata non aperta al pubblico e visitabile solo in alcuni periodi dell’anno. Dopo una lunga serie di curve, la sagoma del castello si presenta all’improvviso abbardicato su uno sperone roccioso che domina il sottostante borgo medievale. Si tratta di un piccolo nucleo di abitazioni in pietra, che sembrano reggersi le une alle altre da pittoresche volte e archi che si snodano a partire dalla bella Porta Soprana e corrono a fianco di antichi lavatoi, fino a immettersi nella Piazza della Torre, sede dell’antico patibolo.

Percorrendo i vialetti acciottolati del borgo, il castello resta sempre visibile e imponente, mentre il vento e un silenzio totale rendono l’atmosfera davvero suggestiva. Arrivati e superando il Santuario di Nostra Signora delle Grazie si raggiunge un piccolo cimitero dalla bizzarra forma a cuore. Il borgo è collegato a Zuccarello attraverso il Sentiero di Ilaria del Carretto.

Il silenzio profondo che avvolge certi luoghi storici, soprattutto quelli fuori dal turismo di massa, sembra raccontare la sua storia: sta a noi metterci in ascolto, nel pieno rispetto del suo passato. Oggi il castello rappresenta la memoria storica di una potente famiglia, signori medievali che dominarono queste terre aspre e inospitali, un’epoca in cui il territorio era conteso strenuamente. Abbiamo provato ad avvicinarci il più possibile alle mura, ma il nostro percorso si è fermato di fronte ad un cancello arrugginito tra i rovi, un passaggio probabilmente non utilizzato da tempo.

Osservando il castello dall’esterno, si riescono a immaginare cavalieri in arrivo dalla valle, torce infuocate accese lungo le mura e le sentinelle di guardia sulla torre. C’è quancosa di particolarmente affascinante nei luoghi chiusi al pubblico. Quando non puoi entrare, l’immaginazione lavora ancora di più. Le stanze invisibili diventano più reali e il tempo diventa attesa, come se il castello fosse lì, immobile, a osservare a sua volta il tempo passare senza concedersi completamente.

E forse è proprio questo a renderlo misterioso. I luoghi chiusi o parzialmente accessibili attivano un meccanismo potente: il desiderio di completamento. Il cervello detesta i vuoti narrativi, così li riempe. E mentre guardi le finestre chiuse e le feritoie scure, non stupirti se stai costruendo una storia personale dentro quelle mura. Ogni apertura diventa un possibile scenario, ogni ombra un racconto sospeso. Il mistero, in fondo, è anche questo.

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