Castello della Rotta: tra ombre, spiriti e voci dall’ignoto

Finalmente siamo stati al castello della Rotta, in occasione dell’evento organizzato dalla Léon Company Production con la speciale collaborazione dello Studio s.i.r.p. Italia. Il Ghost Tour si è tenuto venerdì 31 ottobre in occasione della notte di Halloween. Il desiderio di visitare questo castello è sempre stato molto forte, ma purtroppo fino a ora si era realizzato solo attraverso la scrittura di alcuni post. Questa sera, invece, varcheremo il portone: ci attende una nottata a stretto contatto con il paranormale, accompagnati dalla coppia di ricercatori spirituali Alessandro e Rossella del S.I.R.P. Italia, che grazie alla loro preparazione e professionalità hanno reso questa notte una notte indimenticabile.

Arrivo al castello della Rotta

Mentre ci avviciniamo al castello, la luce del tramonto si sta lentamente affievolendo, mentre il cielo sembra farsi via via più denso, come se anche l’aria custodisse un segreto. Dopo l’ultima svolta, la strada sterrata che porta alla fortezza si stringe e costeggia campi silenziosi e alberi che sembrano incurvarsi al passaggio. E poi, all’improvviso, eccolo: il castello appare, massiccio e scuro, in tutta la sua bellezza. Le mura si stagliano contro la luce del giorno.

C’è qualcosa di inquietante e magnetico nella sua forma: quelle mura segnate dal tempo sembrano già raccontare storie di battaglie, cavalieri e apparizioni che, secondo le leggende, ancora si aggirano tra le sale. Saremo così fortunati da entrare in contatto con qualche spirito che abita il castello? Nel frattempo, diamo un’occhiata in giro, se non fosse per la vicina autostrada il castello sarebbe immerso in un silenzio irreale. La campagna silenziosa che lo circonda non emette nessun suono, sembra tutto in attesa, tranne qualche furtivo fruscio che ogni tanto ci fa sobbalzare. Qualche animale diciamo, per farci coraggio.

Mentre aspettiamo l’inizio del Ghost Tour, l’attesa è interrotta da una piacevole sorpresa. Il portone d’ingresso si apre per far uscire l’ultimo gruppo delle visite guidate diurne e abbiamo la fortuna di scambiare qualche parola con Léon, il proprietario del castello della Rotta, un uomo molto elegante e dallo sguardo intenso. Grazie a questo incontro, abbiamo già la certezza che non si tratterà di una semplice visita, ma di un incontro con la parte più enigmatica della storia del castello. A questo punto è chiaro il motivo per cui il castello della Rotta è definito come il castello più infestato d’Italia.

Manca ancora del tempo e decidiamo di utilizzarlo facendo qualche prova. Abbiamo portato solo il rilevatore di campi elettromagnetici e lo utilizziamo mentre passeggiamo avanti e indietro sul vialetto che conduce al grande parcheggio per le auto. Inizialmente non succede nulla, ma a un certo punto il led, che è rimasto fisso sul verde per diversi minuti, inizia a brillare fino al segnale arancione e lo fa più intensamente man mano che ci avviciniamo alle mura del castello. Ma non in tutti i punti, in particolare i led si accendono vicino all’angolo che dà verso il parcheggio.

Intanto è completamente buio e si accendono le luci della fortezza, che tingono le mura del castello di un rosso profondo e pulsante, come la notte che sta per iniziare. L’effetto è piuttosto ipnotico: sembra che le pietre stesse prendano vita respirando un bagliore antico, come se il castello ricordasse il sangue versato nelle sue leggende. Un preludio perfetto al mistero che stiamo per attraversare.

Pochi secondi prima di entrare abbiamo scattato la foto sopra. Si tratta del grande portone di legno del castello, ma riguardando l’immagine in fase di caricamento, l’attenzione si sposta su un particolare che al momento ci era sfuggito: il fumo proveniente dai due bracieri laterali crea sul portone ombre che ci sembrano una pareidolia molto suggestiva: le simmetrie e i contrasti fanno pensare all’immagine di un profilo maschile girato verso sinistra, con un copricapo bianco o un velo che scende fino ai lati, la parte scura all’altezza della croce potrebbe davvero ricordare una barba, e al di sopra ci sembra di vedere il naso e gli occhi.

Immaginazione a parte, il grande portone di legno finalmente si riapre: è arrivato il momento di entrare. Il gruppo avanza in rispettoso silenzio, ogni passo all’interno del castello sembra trasportarci in un’epoca sospesa, dove storia e leggenda si intrecciano. È l’inizio del nostro viaggio tra la storia e le presenze del castello della Rotta. Da questo momento in poi non è più possibile scattare foto o fare video, per cui ciò che è successo all’interno di queste mura non è documentato, ne ripreso dagli organizzatori.

Ricercatori spirituali Alessandro e Rossella S.I.R.P. Italia

Alessandro e Rossella ci danno fin da subito una buona impressione. Ascoltiamo con molto interesse i loro racconti e assistiamo alla presentazione dei loro strumenti di indagine. Uno in particolare, l’orsetto con il sensore di vicinanza, è stata una sorpresa inaspettata, molto carino ma capace di far venire la pelle d’oca, specialmente durante l’indagine, quando si è attivato più di una volta.

Seguiamo Léon all’interno di una grande sala con camino dell’epoca. Ci racconta la sua storia, legata indissolubilmente al castello: dal momento in cui l’ha acquistato, le opere di ristrutturazione e l’impegno giornaliero per mantenere in buone condizioni la struttura. Dalle sue parole si avverte tutta l’emozione e la passione che mette in questa attività. Nel frattempo, vengono posizionati gli strumenti in varie aree della stanza e inizia la vera seduta. In un silenzio carico di adrenalina e attesa, uno degli strumenti vicino alla finestra segnala qualcosa, mentre lo strumento posato sul grande tavolo di legno improvvisamente inizia a produrre un suono che, a detta dei tecnici, non dovrebbe produrre.

Ci spostiamo in un’altra stanza, un grande salone anch’esso con soffitto in legno originale e qui vengono aggiunti altri strumenti di indagine, oltre all’orsetto e ai rilevatori di movimento, Rossella estrae le bacchette da rabdomante. Non avevamo mai assistito al loro utilizzo, si tratta di due asticelle di rame a forma di L, inserite all’interno di un cilindro che viene impugnato. Nel silenzio e buio del castello, le bacchette sono diventate un collegamento con l’ignoto. Alcuni dei visitatori hanno avuto la possibilità di provare a fare qualche domanda e, in tutte le occasioni, le bacchette hanno dato delle risposte. L’energia che ha risposto alle domande di Alessandro e Rossella, ha stabilito un collegamento profondo e immediato in particolare con una delle visitatrici.

La nottata si è conclusa con un brivido quando è stata accesa la Spirit Box e una voce ha ripetuto più volte il nome di Léon e il nome e cognome di Rossella: un momento che ha lasciato tutti senza fiato, tra stupore e meraviglia. Uscendo dal castello, il mistero non si è dissolto: rimane nell’aria, tra le ombre delle mura, pronto a ricordarci che il castello non è mai davvero vuoto e che alcuni segreti del passato non smettono mai di cercare ascolto.

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